La scienza nel Graphic Design

Ho iniziato il mio percorso lavorativo in un ambito di studio totalmente diverso dal settore del design, i miei studi, soprattutto all’inizio della mia carriera sono partiti dall’ingegneria per poi spostarsi in maniera repentina su tutto ciò che riguarda il design, dal graphic design, al web design fino al product design.

Quando mi chiedono cosa ho studiato per diventare un graphic designer e fornisco la mia risposta, di solito l’espressione è quella di stupore, seguita poi da un classico: “Ma non c’entra nulla con ciò che fai ora!”. Questo perché, soprattutto in Italia, c’è la ricorrente convinzione che il graphic designer sia semplicemente “un grafico“. Nessuna definizione è più denigrante di questa verso una professione, ma non perché non ci sia della verità in questa parola, ma semplicemente perché non fornisce alcun senso al lavoro svolto. Cos’è un grafico?

Questo perché molte persone pensano che il grafico sia soltanto uno bravo col computer o bravo a disegnare: niente di più sbagliato. La scienza nel Graphic Design è più reale di quanto si pensi, il graphic designer, come dice la parola stessa, è un progettista a tutti gli effetti, al pari appunto di un ingegnere. E devo proprio ai miei studi di ingegneria la capacità non solo di progettare, ma anche di risolvere le problematiche che si presentano nella vita lavorativa, l’impostazione di un metodo di lavoro analitico mi aiuta ancora oggi in qualsiasi lavoro, dal brand design alla progettazione di un sito web.

Quando si progetta ad esempio un elaborato editoriale, si parte di solito con la costruzione delle griglie, che sono una suddivisione analitica dello spazio di lavoro, effettuata seguendo alcune procedure particolari e tenendo conto di psicologia, cultura, metodo di lettura, destinatario e tanto altro, per meglio posizionare gli elementi visivi. Di nuovo nella costruzione di un brand molti utilizzano proporzioni con il rapporto aureo (o sezione aurea), che prevede il dimensionamento e il posizionamento degli oggetti secondo un rapporto ben preciso, diffusissimo in natura, e al quale il nostro cervello è particolarmente abituato.

le-griglie-nel-graphic-designMolti elaborati redatti da un designer devono essere spesso corredati di relazione, di elaborati progettuali opportunamente dimensionati, scalati, e rapportati all’utilizzo che se ne farà in seguito. Bene, cosa c’è di diverso in ciò che redige un architetto o un ingegnere? Io penso assolutamente nulla. Quindi non solo la scienza nel graphic design è reale, viva, concreta, ma è anche notevolmente articolata e in grado di abbracciare molte discipline tecniche e umanistiche.

Negli ultimi anni è balzata sempre più all’attenzione di utenti e addetti ai lavori la User Experience, che non è nient’altro che una progettazione consapevole delle interfacce uomo-macchina, l’organizzazione oculata e studiata delle informazioni presenti su una piattaforma, che sia un sito web oppure un applicazione, per rendere semplice la sua fruizione da parte degli utenti. Il posizionamento degli elementi, i loro colori, forme, dimensioni, animazioni, fanno riferimento a psicologia, sociologia, ingegneria, estetica, e tutte queste discipline secondo il mio parere formano l’universo della scienza.

Quindi la prossima volta che conoscerete un designer, dategli il giusto peso nella società e nel vostro giudizio, perché è un tecnico a tutti gli effetti, è un ingegnere dell’estetica e della comunicazione.

Vi lascio con la definizione generale di scienza:

Il risultato delle operazioni del pensiero, in quanto oggetto di codificazione sul piano teorico e di applicazione sul piano pratico.

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La scienza nel Graphic Design
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La scienza nel Graphic Design
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Una riflessione per chi crede che non ci sia scienza nel Graphic Design e quali conseguenze porta ad una professione così importante.
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