La normativa italiana per la vendita online

Normativa Italiana per vendita online

Nonostante il commercio elettronico sia ormai entrato a far parte della nostra vita quotidiana, almeno dal punto di vista di chi ne usufruisce, meno bene se la passano invece gli imprenditori e i professionisti che vogliono creare un e-commerce, indipendentemente dal settore merceologico in cui operano.

Sicuramente alcuni settori sono maggiormente problematici rispetto ad altri, come il caso ad esempio di e-commerce che vendono prodotti alimentari: il titolare dello shop infatti deve ad esempio possedere il certificato di manipolazione di alimenti e bevande che può essere conseguito presso le Camere di Commercio non prima di aver effettuato un apposito corso. Questo però è solo uno degli obblighi dei venditori, per non parlare ad esempio delle disposizioni fiscali.

La verità è che nonostante l’e-commerce sia ormai largamente diffuso, la legislazione, soprattutto quella italiana, è sempre paurosamente lenta nelle regolamentazioni e alcuni cosiddetti “esperti” non sanno neppure da dove iniziare e cosa andare a regolamentare (vedi il caso dei cookie e del Garante per la Privacy).

In aiuto ovviamente ci sono venuti i cugini dell’Unione Europea, e in particolare alcuni stati membri le cui leggi riguardo al commercio elettronico sono maggiormente evolute rispetto alle norme italiane. Così dal 13 giugno 2014 il Codice del Consumo introduce nuove norme e ne modifica altre al fine di favorire il commercio elettronico e di tutelare nel miglior modo possibile il cliente.

normativa-italiana-e-commerceLa normativa italiana per la vendita online rivista e corretta interessa maggiormente la trasparenza delle informazioni, il diritto di ripensamento, la trasparenza dei prezzi e molto altro.

Vediamo quindi in dettaglio, ponendo il caso di essere un ipotetico imprenditore in procinto di aprire il suo nuovo e-commerce, quali sono gli adempimenti da soddisfare per navigare in tranquillità nelle acque della rete.

Innanzitutto occorre definire il tipo di negozio che stiamo approntando, tra:

  • B2B: ovvero Business to Business, rivolto a imprese e titolari di Partita IVA;
  • B2C: Business to Consumer, ovvero rivolto ai privati.

Ci sono casi in cui ovviamente lo shop può servire entrambi, ma è bene comunque saperlo in anticipo.

Una volta definita la tipologia, è sotto inteso possedere la Partita IVA, per essere a posto con il fisco. Infine per avviare il nostro negozio online ci basterà la SCIA da consegnare al Comune di residenza e comunicare all’Agenzia delle Entrate l’indirizzo del sito Web, i dati identificativi dell’Internet Service Provider (Aruba, Netsons, ecc.), l’indirizzo di posta elettronica, il numero di telefono e di fax.

Ovviamente la vendita online presuppone la piattaforma, ovvero il sito web che fa da veicolo alla stessa. Il consiglio è quello di rivolgersi a professionisti qualificati, perché l’e-commerce ha bisogno di grande attenzione progettuale e nessun errore va lasciato al caso. (Vedi il nostro Servizio di Consulenza E-Commerce)

Ora siamo pronti, siamo a posto con il fisco, con lo Stato e abbiamo la nostra piattaforma. Tutto qui?

No. La normativa italiana per la vendita online ci impone altre condizioni per poter vendere online, pena sanzioni davvero molto salate. Suddividiamo per settore:

  1. INFORMAZIONI: la informazioni del venditore devono essere chiare e trasparenti. Deve essere esposta la Partita IVA, la Sede Legale, l’indirizzo e il numero di telefono e mail. Devono inoltre essere riportate le caratteristiche del prodotto o del servizio, il prezzo, la data entro la quale il venditore s’impegna a consegnare il bene o a prestare il servizio, le modalità di pagamento e le garanzie a favore del consumatore. Devono inoltre essere presenti l’informativa sulla privacy e i termini e le condizioni d’uso con annesse spese di spedizione in chiaro, diritto di recesso, ecc.
  2. CONSEGNA: La consegna, al di là dei tempi di spedizione esposti, deve avvenire entro e non oltre 30 giorni dall’ordine. Altrimenti il contratto può essere sciolto e il cliente deve ricevere un risarcimento.
  3. COSTI: la legislazione impone che i pagamenti con carta di credito, di debito, o altro mezzo elettronico non siano caricati dei costi di commissione e comunque di alcun costo aggiuntivo. Inoltre i prezzi esposti e tutti i costi devono essere chiari e ben visibili.
  4. RECESSO E RIMBORSO: sono stati portati a 14 giorni per poter effettuare il reso incondizionato e senza motivazione. Il rimborso dovrà anch’esso avvenire entro 14 giorni dal ricevimento del reso e deve comprendere tutte le spese comprese quelle di spedizione. In generale le spese di spedizione per il rientro del bene sono a carico del cliente, ma possono esserci diverse disposizioni in base alle disponibilità del venditore. Il rimborso di norma deve avvenire con lo stesso metodo di pagamento usato dal cliente. I commercianti devono informare chiaramente e preventivamente i consumatori che i costi di restituzione delle merci in caso di ripensamento sono sostenuti dai clienti, altrimenti tali costi rimarranno a loro carico. Sono esclusi ovviamente beni deteriorabili, personalizzati oppure beni che non possono essere restituiti per questioni igieniche.

Queste sono soltanto delle regole principali e fondamentali per poter avviare un e-commerce in tutta tranquillità, ma affidandovi ad un esperto in materia di shopping online potrete conoscere tutte le eventuali sfaccettature e trovare insieme soluzioni adeguate anche per quanto riguarda la logistica, gli spedizionieri, le spedizioni e molto altro.

Cosa aspettate allora, prendete al volo l’opportunità, contattateci e insieme costruiremo l’e-commerce secondo le vostre esigenze.

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